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PARTITA DEL CUORE
2 Maggio 2009
ore 18:00
Campo Sportivo Comunale
via Cagliari 3
Ciampino
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Capitolo 4
Inizia il trattamento a distanza.

Prima di raccontare l'esperienza telefonica con il Dr. Facchini, vorrei descrivere come realmente mi sentivo dopo aver vissuto otto anni con le problematiche della malattia di Carlo. La quotidianità è molto dura, non solo per chi ha la malattia, ma lo è anche per chi sta accanto alla persona che ha questa sofferenza. Io devo essere la sua voce, le sue braccia ed in certi momenti la sua mente, soprattutto oggi che i suoi occhi non sono più come prima. Dopo avermi dettato alcune parole devo elaborare il suo pensiero o le sue emozioni ed esprimerle a lui, che con un movimento impercettibile mi conferma con un si o con un no. Devi annullare te stessa per l'altro perché i tuoi spazi non esistono più. Dopo tanti anni ti accorgi di essere un'altra persona, cambiata totalmente, il mio moto è "devi, devi, devi sempre giorno e notte". Lo fai per amore e con amore, ma quanta stanchezza. La mia giornata è questa: la mattina vado al lavoro, mi sostituisce un infermiere professionale fino al mio rientro, da quel momento mi siedo davanti a Carlo fino a quando non prende sonno la notte, sempre molto tardi e quando dorme mi alzo ogni ora per controllare se tutto va bene, perché se si sveglia può chiedermi qualcosa.
Libro di Carlo
Pensieri di uno
spaventapasseri
Nelle lunghe serate gli parlo di tante cose, gli leggo la corrispondenza, il quotidiano, dei libri, oppure guardiamo la tv. Rispondo alle tante telefonate e ricevo le tante persone che vengono a trovarci. Mi allontano raramente da lui e quando lo faccio porto con me l'allarme a distanza. Lui non può chiamarmi ma solo guardarmi per attirare la mia attenzione. In questi anni ci sono stati anche dei momenti molto drammatici, delle emergenze che ho dovuto affrontare con grande coraggio e freddezza. C'era in me la rassegnazione che questa è la vita, la cosa più dolorosa è pensare alla sofferenza di Carlo sicuramente più grande della mia.Piano piano mi stavo chiudendo in me stessa, mi accorgevo che nel raccontare le cose a Carlo non c'era più quell'espressione gioiosa di una volta e spesso era tale la stanchezza che rimandavo i discorsi. La sua voce mi mancava sempre di più. Non si può capire quello che si prova, parlare di tante cose e di tante emozioni e non poter sentire alcuna risposta, vedere solo l'espressione degli occhi che in certi momenti sono così stanchi che non hanno alcuna luce. Nel mese di gennaio Fernando ci fece sapere che per motivi di lavoro veniva in Sardegna con tre suoi amici: Cesare, Paolo e Fabio che io conobbi a Dicembre, era un piacere per loro venire da noi a salutarci. Carlo era felicissimo di conoscerli, io invitai dei cari amici e parenti perché in quella occasione dovevamo chiamare al telefono il dr. Facchini affinché tutti potessero sentirlo.


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