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PARTITA DEL CUORE
2 Maggio 2009
ore 18:00
Campo Sportivo Comunale
via Cagliari 3
Ciampino
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Capitolo 2
L'invito al circo Liana Orfei.

La nostra casa è aperta al mondo e tante persone vengono a trovarci; molti ci raccontano le loro pene, altri ci chiedono consigli per affrontare alcune situazioni o dispiaceri e anche al telefono tante persone fanno questo. E' molto bello poter aiutare gli altri, senti di essere fortunato in confronto ad altri che non hanno problemi fisici ma interiori, forse da noi colgono la serenità, l'amore e l'accettazione della vita per quello che ci offre di bello e anche di brutto.... Nel mese di Ottobre 2005 risposi al telefono, un signore di Ciampino mi chiese dei consigli per un suo cugino affetto dalla stessa patologia di Carlo, risposi alle sue domande come solitamente faccio. Non sapevo che quella telefonata avrebbe avuto un'importanza vitale per me e per Carlo. Lo sentii alcune volte, ormai riconoscevo la sua voce e il suo nome: Fernando. Mi parlò di un progetto che lui con alcuni amici ed il parroco della sua parrocchia, Don Giuseppe,
Don Giuseppe
con Gianni Morandi
stavano realizzando: far conoscere a piu persone questa malattia e quindi sensibilizzarli alla solidarietà organizzando delle serate sportive, canore e musicali soprattutto con i giovani. Era un cosa molto bella e dentro di me pensavo "dicono che il mondo è cattivo ma questa e' la prova che invece al mondo c'è anche tanto amore, delle coppie felici e senza problemi che sacrificano il loro tempo per noi sofferenti....bellissimo! Fernando mi parlò di uno spettacolo al circo Liana Orfei per il 28 Dicembre e dentro di me speravo che i nostri figli fossero là per l'occasione, dove oltre a vedere la bellezza della salute fisica che è l'espressione degli artisti circensi, potevano sentir parlare della malattia del papà e potevano cosi dare la loro testimonianza. Parlai di questo a Carlo e lui con i suoi occhi mi dettò queste parole: "In quella occasione vorrei vedere te e Franca non i ragazzi" (Franca è un'assistente volontaria ed amica che Carlo stima tanto perché riesce con tanta pazienza e amore a comprendere il movimento dei suoi occhi sempre piu stanchi e lenti). In quel momento provai un brivido di freddo sulla schiena e sentii il mio cuore battere all'impazzata. Parlai di questo stato d'animo a Fernando, rappresentandogli non solo il desiderio di Carlo ma quello che significava per me allontanarmi da lui. In genere mi allontano da lui solo nelle ore di lavoro e dentro di me c'è sempre tanta angoscia, perché le emergenze sono sempre in agguato, quando si è collegati ad una macchina gli imprevisti accadono. Per accontentare lui dovevo star via due giorni... un'eternità. Trovai la forza di dire sì, incoraggiata dalla famiglia, dagli infermieri e dai volontari. Era tale la preoccupazione che non riuscivo a mangiare, avevo una nausea terribile. Si avvicinava il giorno della partenza, Carlo era felice io non riesco a descrivere il mio stato d'animo. Il 28 mattina ero a Fiumicino con Franca, l'incontro con Fernando, con la sua famiglia splendida, l'incontro con Don Giuseppe e mio zio sacerdote anche lui parroco di una parrocchia di Ciampino. Quanta emozione... chissà mio zio cosa avrà provato nel vedermi lì, in questi anni mi è stato tanto vicino dandomi tanto conforto. Prima dello spettacolo l'incontro con gli organizzatori, poi l'inizio dello spettacolo. Quante emozioni! Mia figlia nel vedermi cosi, avrebbe detto: "Mamma sembri Alice nel paese delle meraviglie". Quanto vere sarebbero state quelle parole, dopo 9 anni rivedere il mondo... senza Carlo vicino... ma anche quanta malinconia, proprio per questo. Dopo il primo tempo dello spettacolo si cominciò a parlare della SLA, Don Giuseppe diede la parola al Dott.Bisceglia, un neurologo e al Dott. Facchini uno psicologo-psicoterapeuta ricercatore, infine diede la parola a me ponendomi una domanda: "Parlaci del vostro amore". Era tale l'emozione che quando ho finito di parlare ho detto a Franca: "Non ricordo nulla, cosa ho detto?" E lei mi rispose: "Sei stata brava hai fatto commuovere tante persone". Finisco questo paragrafo dicendo che questo viaggio è stato un travaglio doloroso, come quando io che sono mamma dovevo dare alla luce i miei figli, ma dopo il travaglio tante emozioni gioia e felicità . Mi sono rimasti impressi gli sguardi di tante persone. Mi auguro non di pena ma di ammirazione, sicuramente molti nel sentirmi hanno percepito che l'amore è la chiave per poter vivere serenamente ogni situazione che si presenta nella vita.


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